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Marche
Curato da:Massimo Caluori
Il posto del cuore
di Massimo Caluori
Vi racconterò oggi, non di un vino, ma di un locale in cui il vino è un primo attore, questo locale è l’Osteria dell’arancio a Grottammare in provincia di Ascoli Piceno
Il titolare di questo posto unico è Michele Alesiani o Oste così come lui ama farsi chiamare, a mio modo di vedere uno dei “palati” più raffinati che si possano incontrare. Il buon Michele che ha aperto da poco un locale a Londra e quindi si divide tra i due locali, pensò in tempi non sospetti l’Osteria, che ha rappresentato negli anni passati il punto di riferimento del buon bere nel centro Italia e che oggi tenta di essere “scopiazzato”senza buon esito da numerosi wine ba...Continua....
 
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Editoriale
Innanzi tutto porgo un saluto a tutti coloro che sono venuti sul nostro sito ed in particolare a visitare le regioni Abruzzo/Molise e le Marche e ringrazio gli amici di enodelirio.it per avermi dato la possibilità di esprimere in maniera libera ed indipendente, cosa ormai molto difficile su qualsiasi argomento, le mie idee. Considero questo un articolo didascalico per il lettore per capire come intendo il vino e quali sono i valori che per me devono essere insiti in un vino e quindi intendere le future letture circa le mie “bevute”. Il mio approccio al vino tende e tenderà a non essere eccessivo in quanto a ricordi di frutto, fiori vari ecc. non inventerò colori per definire quello del vino che ho degustato e vi dico quindi che per me il parametro più importante nel testare di un vino è se mi è piaciuto o non mi è piaciuto. Vi sono delle caratteristiche che sono sicuramente importanti nel giudizio quali intensità, persistenza, capacità evolutiva, ecc. ma se poi il vino non mi è piaciuto per me è stata comunque una forzatura ed il valore tecnico della valutazione ne rimane comunque castrato in quanto alla fine inevitabilmente rimane influenzato dal gusto personale. Un altro parametro molto importante per me è la bevibilità, il piacere di bere non si può fermare al primo sorso a causa di un vino che non mi invita al riassaggio. Per voi, inoltre, è importante sapere che per quanto mi sarà possibile le degustazioni saranno effettuate alla cieca. Vi rimando alle prossime degustazioni per meglio capire come mi piace degustare e come intendo relazionarne. Vorrei ora iniziarvi su quelle che sono le zone di mia competenza. Generalizzando, ed in questo caso sono obbligato a farlo, dico che la maggior parte dei vini sono purtroppo di impostazione internazionale. Eccessivamente caratterizzati dal legno nel quale sono stati “educati” e dalla mano del wine-maker che li ha preparati, hanno perso le caratteristiche principali del territorio da cui provengono somigliando quindi tra loro e sono molto spesso eccessivamente concentrati, alcolici e ricchi e tutto questo è ottenuto in maniera più o meno naturale. Ovviamente dico che vi sono delle eccezioni a questa “regola” e lo scopriremo nel tempo assieme. Discorso a parte è da fare per i vini bianchi, in questo caso infatti devo purtroppo dichiarare che le stesse problematiche riguardano non solo le regioni di cui io tratto ma l’Italia intera, che infatti non riesce a dare più di una decina di vini bianchi che siano a livello dei migliori bianchi francesi o tedeschi. Non mancherò per questo di assaggiare vini bianchi italiani e delle mie regioni in particolar modo, ma per chiarezza è bene che il lettore sappia come la penso. Il mio augurio è che nel corso del tempo i produttori italiani smettano di copiare ad altri paesi (visto che poi le cose ci escono male) e assecondare le mode internazionali e comincino a far vedere in modo tutto personale quello che il nostro Paese può dare in campo enologico. Massimo Caluori


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