Appassionati di Vino
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Lombardia
Curato da: Marco Caprarola
I Pelizzatti Perego, storia di una tradizione
di Mauro Errro
La prima volta che ho parlato con Isabella ne ho desunto, da quel veloce scambio di battute, una sua certa ritrosia, una sua timidezza. Ho pennellato nella mia mente questo tratto del carattere sicuramente per quel suo modo di parlare leggero, aggraziato, soffuso: è di quelle persone le cui parole arrivano a te in punta di piedi, senza voler dar fastidio.
Tuttavia, mi sbagliavo.
Successivamente, non ho mai visto sul volto di Isabella manifestarsi nessun rossore, né l’ho mai vista a disagio quando doveva parlare, e Isabella sa parlare tanto, dei suoi vini e di lei. D’altronde, basterebbe contare quante volte pronunci il nome di Arturo quando si racconta, per trarre, seppur sommariamente, una prima conclusione.
Un altro aspetto che ha incuriosito me, uomo di città, nato e vissuto in una metropoli, è stato la storia di Isabella, di suo padre Arturo, di suo nonno Guido e di tutta la famiglia Pelizzatti Perego, impegnati da cinque generazioni a coltivare nebbiolo sui terrazzamenti della Valtellina e a produrre un vino di montagna sottile, rarefatto come l’aria che si respira a quelle altitudini, elegante e sussurrato, di gran nerbo. Pensavo ai gesti che da 150 anni si tramandano, si ripetono quasi pedissequamente, alle ansie e le paure che si rinnovano per gli stessi motivi, quando si alzano gli occhi al cielo e dei nuvoloni scuri promettono grandine o quando si alzano gli occhi al cielo nella speranza che i nuvoloni scuri arrivino per portare un poco d’acqua. Cinque generazioni e, tutto sommato, la stessa vita.
Sai che noia, esclamerebbe la gran parte di noi con il cinismo che è proprio dell’uomo di città.

È difficile da capire, immagino. Io sono stato sicuramente aiutato dalla frequentazione avuta con Isabella e con i suoi vini, e, nell’ultimo nostro incontro, da una sua battuta a tavola dopo svariati bicchieri di diverse vigne e annate del nobile Nebbiolo di Valtellina: “In fondo, noi beviamo ancora i vini di papà”.
Arturo Pelizzatti Perego, muore, dopo sessantadue anni vissuti in Valtellina nell’azienda di famiglia, gran parte dei quali trascorsi dedicandosi anima e corpo ad essa, nel dicembre del 2004.
Dopo quella battuta fu tutto molto più chiaro.
Ho sempre tenuto in buon conto un’opinione che m’appartiene e che ho in comune con tanti amici bevitori: il vino è condivisione. Così come le emozioni, gli stati d’animo e la vita ed i termini che adottiamo per definirla. Che io quindi, adesso, vi venga a parlare di Tradizione è cosa quantomeno bizzarra. Chi tra noi cucina ancora il ragù come un tempo? Chi sa adoperare la caffettiera napoletana?
Eppure abusiamo del termine Tradizione, lo abbiamo reso logoro, lo abbiamo stuprato, usurato, sottratto a chi a ragione lo utilizza, lo vive e continuiamo a farlo imperterriti, noncuranti, senza essere neanche lontanamente consapevoli di ciò che la parola Tradizione racchiuda.
Senza sapere quale bellezza e nobiltà si celi dietro un semplice gesto, quale possa essere il condizionamento inconsapevole di una persona che lo ripete tendendo alla perfezione, all’emulazione dello stesso gesto visto ripetersi decine e decine di volte dal proprio padre e dal proprio nonno.
Quella che mi era apparsa come timidezza ho capito che, invece, era rispetto, affetto, disagio forse inconsapevole di chi racconta il lavoro del proprio padre, di chi ha scelto di seguirne le orme, e seppure involontariamente vive ed è costretto a vivere il paragone con i propri cari, di seguirne l’esempio, avendo in sé la malinconia di una mancanza che si fonde con l’entusiasmo dei sentimenti che suscitano i vini di Arturo e che portano ed hanno portato spesso Isabella, anche davanti a me, a momenti, attimi di naturale commozione.
Di come tutto ciò sia innato, naturale, proprio del Dna di queste persone io, purtroppo, posso solo testimoniare, difficilmente raccontare.

Un'altra opinione che ho radicato negli anni di bevute e incontri è che il vino somiglia a chi lo fa.
Non ho mai avuto la fortuna di conoscere Arturo, ma sono sicuro che fosse una gran bella persona.
Così come sono sicuro che Isabella ed Emanuele, faranno dei vini di cui non mi dimenticherò.

di Mauro Erro
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