di Fabio CIMMINO
Ho chiesto all'amico Giampiero Pulcini di scrivere le note su questo vino che abbiamo avuto l'occasione di bere insieme la scorsa estate. Il primo Taurasi in bottiglia prodotto da Salvatore Molettieri dalle sue vigne di Montemarano (Av). Un rosso pensato e vinificato in modo ancora decisamente artigianale e del tutto sperimentale. Non aveva riscosso, durante la serata, un particolare successo tra i presenti. Io , naturalmente, sentendomi parte in causa, avendo portato la bottiglia, non volevo fare la parte di quello che se la canta e se la suona da solo. Il vino, è vero, presentava non poche difficoltà d'ascolto sopratutto nelle prime fasi, subito dopo la sua mescita nei bicchieri. Richiedeva un'attenzione ed una concentrazione, sicuramente, improbabile per la lunga e variegata serie di rossi in batteria programmati per quella stessa serata. Ma il vino quando è materia viva abbisogna dei suoi tempi e chi ha avuto la pazienza di aspettarlo nel bicchiere ha potuto assistere ad una straordinaria progressione organolettica. Ben conoscendo la particolare sensibilità di Giampiero di degustatore, innanzitutto, ma in particolar modo nei confronti di vini come questo, ho voluto chiedergli di "prestarmi" le sue note. E come sempre non sono rimasto deluso. Molti dicono che le parole spesso hanno il limite di non riuscire a trasmettere fino in fondo le sensazioni che un vino può essere in grado di procurare. Lascio a Voi, dopo aver letto le sue, ogni giudizio. Granato limpido. Naso accogliente e fascinoso, note calde di frutto rosso sotto spirito si intrecciano ad altre più severe di terra, legna arsa e radici. Cresce nel tempo ampliando il proprio spettro di toni carnosi, erbe officinali e tabacco Kentucky, poi un timbro balsamico a imprimere profondità. Bocca dura, essenziale, di piena corrispondenza; il tannino disteso e una sapidità spigolosa accompagnano lo sviluppo verso un finale succulento di bacche e fave di cacao, che colora di tinte scure ma vivide un profilo asciutto e netto. Vino universale, capace di coniugare felicemente maturità e fierezza, rivendicando la sua territorialità in un dialetto di cui tutti possano quanto meno cogliere - se non il significato - l’armonia del suono. F. & G.
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