di François Morel
I tempi di "crisi" sono troppo spesso il pretesto di riflessi
protezionistici con dei profumi di sciovinismo, se non di pura
stupidità. La viticultura francese, solo per citarne una, non
manca d’anatemi lanciati contro i vini "stranieri"… La realtà è
che la linea di ripartizione del vino come nel resto, non sono le
frontiere, ma i criteri di qualità e di autenticità. Diciamo così
più semplicemente : la scelta tra il bene e il male, senza
manicheismo esagerato, ma facendo riferimento solo al
criterio valido : il lavoro del vignaiolo nelle sue esigenze di
tradurre e interpretare il terreno che è suo : Vins de vignerons
Vini di Vignaioli. Il carattere inimitabile di un vino più vicino
al suo terroir è tutto il significato del concetto della
denominazione, che è la prima virtù a fare affidamento su
valli, colline, sole, vento e pioggia piuttosto che ai confini
amministrativi.
E 'raro - e ancora più prezioso - di vedere « coude à coude »,
bottiglia per bottiglia, nella stessa degustazione, dei vignaioli e
dei vini di paesi cosi vicini e così diversi. Mettete il
Beaujolais accanto alla Sicilia, la Champagne accanto alla
Toscana, l’Alsazia accanto alla Sardegna, il Rodano accanto al
Friuli, la Loira accanto al Veneto, e molti altri ancora: è bello
in sé, come una spartito per orchestra con i suoi colori,
sfumature e tonalità miste : è gratificante. Quelli che fanno il
vino e quelli che amano degustarlo e berlo guadagnano una
straordinaria comprensione delle cose, lontana dalle povere
banalità dei fabbricante di bevande alcoliche.
Grazie a
François Morel redattore della rivista « Le Rouge & Le Blanc »
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