Appassionati di Vino
line decor
  
line decor
 
   Abruzzo/Molise
   Alto Adige
   Basilicata
   Calabria
   Campania
   Lazio
   Liguria
   Lombardia
   Marche
   Piemonte/Oltrepò P.
   Puglia
   Sicilia
   Toscana
   Veneto

 Progetto e realizzazione: Genius

 
 
Abruzzo/Molise
Curato da: Massimo Caluori
ENOTRIA RES TIPICA
di Massimo Caluori
Ottima manifestazione, (tenutasi il 3-4-5 Dicembre, al Museo archeologico La Civitella di Chieti), e ben organizzata, anche nel dettaglio, e molto interessante perché il confronto fra i vari prodotti ha permesso di mettere cha nudo le problematiche che attualmente sono presenti nella produzione vinicola d’Abruzzo. L’augurio e’ che la manifestazione continui nel futuro a crescere e a coinvolgere sempre più realtà produttive e appassionati.
Fra l'altro il luogo era splendido (la sede del museo multimediale della Cittadella di Chieti) e uno, stufo dei vini, poteva vedere anche il bel museo.
Gli stand erano molto belli e perfettamente inseriti nel contesto museale. Ottimo anche il servizio con bicchieri nuovi sempre a disposizione. L'ingresso peraltro era ad invito, e questo ha permesso di evitare affollamenti,perché in effetti in alcune aree lo spazio libero non era molto. Inoltre la presenza di un pullman navetta fino ad una zona ampia di parcheggi permetteva di ovviare alla mancanza di spazio nelle vicinanze anche se una tale concentrazione di pubblico soprattutto nella giornata di lunedì poteva indurre a pensare ad un luogo con un maggior numero di parcheggi a disposizione.
Per tornare alle note generali: dopo l’assaggio c’era da uscirne sconcertati e confusi dalla notevole variabilità fra impostazione, qualità, sapori dei vini degustati (parlo dei rossi perché abbiamo assaggiato soprattutto questi), quasi tutti raccolti sotto il nome di Montepulciano d’Abruzzo, a parte la esigua ancora quantità di DOCG Colline Teramane presentate.
Il che porta a fare qualche riflessione:
1) una DOC così larga (la più grande d’Italia) come quella del Montepulciano d’Abruzzo, non ha senso e non e’ più al passo dei tempi. Se si vuole far sì che cresca la consapevolezza, prima ancora che nel vino, della varietà territoriale, bisogna fare in modo di permettere ai produttori di far ciò: incominciando con la zonazione sulla base delle caratteristiche delle varie aree produttive per poi individuare un modello opportuno di vino territoriale, per esempio con studi sul rapporto vite territorio. Il Montepulciano d’Abruzzo ha invece una DOC assurda che fra l’altro si preoccupa a stabilire che non si può produrre a più di 500 metri, e chi si può aggiungere fino al 15% di altre uve a bacca rossa non aromatiche raccomandate (fra le quali cabernet sauvignon e merlot) od autorizzati dalle province!!!!! Va da se che più che puntare ad uno standard qualitativo con caratteristiche territoriale, si possa essere invogliati a puntare ad uno standard… standard!. Tant’e’ che i produttori, per differenziarsi trovano nomi di fantasia per i loro vini (Trebbiano o Montepulciano d’Abruzzo che siano ), piuttosto che a nomi con valenza territoriale. Qualche segno positivo però c’e’: fra 4 mesi il disciplinare cambierà introducendo, almeno per l’area di Pescara due sottozone: “Terra dei Vestini” riferita alle produzioni dei territori della parte nord-ovest della Provincia il cui limite di produzione è fissato in 100 quintali/ettaro (rispetto ai 140 del disciplinare della D.O.C.) e la sottozona “Casauria” (limite 95 quintali /ettaro) riferita alle produzioni dell’area sud-ovest. Inoltre per completare il panorama, e’ appena nata una DOCG Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane dove oltre al Montepulciano è ammesso solo fino ad un 10% di sangiovese.
2) Ancora troppa variabilità di qualità intrinseca dei prodotti!!.
3) Riserve, nota dolente! I Montepulciano base garantiscono secondo me un buon esempio di prodotto con ottimale rapporto qualità/prezzo. Il discorso e’ ben diverso nel caso delle riserve. Ancora troppi pochi studi su come sviluppare la qualità del Montepulciano per avere una riserva che si possa fregiare di tale nome , attualmente nella maggior parte dei casi per fare una riserva pare si percorra solo la strada della concentrazione e della barrique, quasi a giustificare l’aumento di prezzo verso i base. Ma chi ha invece fatto uno studio sul territorio e sulle vigne ha avuto riscontri di qualità. Alcuni fiori non fanno però ancora primavera.
Netto, ci sono ancora molte tappe da percorrere per portare l’Abruzzo ad uno standard qualitativo e territoriale che faccia giustizia della potenzialità e tradizione produttiva del territorio. Manifestazioni come questa sono benvenute, e necessarie per poter maturare, tramite il confronto, tale consapevolezza.

Passando ai vini assaggiati sia premiati che non (il 5 dicembre si e’ svolta anche la presentazione della guida AIS Duemilavini), premetto che vi darò le mie impressioni senza insistere sulle descrizioni più poetiche e fantasiose.

Iniziando con i vini degustati il giorno 5 dicembre cioè i premiati con i 5 grappoli AIS:
Montepulciano d’Abruzzo Edoardo Valentini 2000: vino dal colore granato che si distingueva dall’omogeneità che contraddistingueva tutti gli altri, profumi di foglie macerate in primo piano e sapore contraddistinto da buona potenza e persistenza. E’ un vino che potrebbe non piacere a tutti, lo ritengo un vino non facile da bere, cioè adatti a palati allenati. Appare già oggi abbastanza pronto anche se ovviamente lo assaggeremo fra qualche anno per seguirne l’evoluzione. Concludendo posso dire che nonostante l’azienda sia la più tradizionale d’Abruzzo sicuramente ormai è da considerarsi produttrice di un vino che si distacca completamente dagli altri nonostante la matrice Montepulciano sia la medesima.
Dopo questo produttore voglio premettere che tutti i vini restanti erano caratterizzati da sentori derivanti dal passaggio in botte piccola che, se a livello commerciale possono dare una maggiore facilità di vendita, anche a livello internazionale, personalmente non amo anzi non approvo assolutamente. Anticipo anche se è una considerazione che bisognerebbe fare forse troppo spesso che i vini in degustazione sono dei cosiddetti “bimbi in fasce” ma comunque esprimo le mie sensazioni anche se poi con il passare degli anni cambieranno sicuramente tante cose.

Montepulciano d’Abruzzo “Villa Gemma” Masciarelli 2001: forse fra dieci o più anni il suo vino potrà anche accostarsi al vino del Maestro Valentini ma oggi il vino seppur molto buono ha una caratteristica nota derivante dall’uso dei legni piccoli che personalmente non gradisco molto. Per il resto il vino era la solita bomba di colori, profumi e sapori. Mi auguro, ma sicuramente accadrà, che con il passare degli anni questo vino possa perdere quella per me fastidiosa nota ed esprimere il meglio di se stesso.

Montepulciano d’Abruzzo “Dante” Marramiero 2003: il vino presentato è risultato per me inaspettatamente buono, in quanto oltre alla solita nota invasiva del legno per la verità non molto accentuata in questo caso, in bocca il vino presentava una acidità gradevole ed inaspettata che sosteneva una potenza di tutto rispetto. Forse qualcuno lo ricordava diverso ma quello bevuto in questa occasione per me era un buon vino. Se qualcuno può trovarlo un poco surmaturo gli auguro che con una annata più fresca possa trovare in futuro un vino migliore. Se è un figlio dell’annata ben venga.

Montepulciano d’Abruzzo “Binomio” La Valentina 2002: mi auguro che sia stato solo uno spiacevole episodio, ma il vino bevuto era caratterizzato da una nota di acetone e puzze varie che lo ha reso a me imbevibile. Ho chiesto al sommelier che lo serviva di cambiarmelo ma mi ha risposto che il vino è proprio così, e le bottiglie difettose le aveva già accantonate. Se il vino è realmente questo mi
chiedo come si possa premiare con i 5 grappoli!

Montepulciano Colline Teramane “Pieluni” 2003 Illuminati : è stata la delusione della serata. I vini di Illuminati sono ottimi vini dal suo piccolo Riparosso oscar qualità/quantità/prezzo, passando per lo Zanna che sin da tempi lontani mi è sempre piaciuto. La sua punta di diamante questa volta non mi ha convinto mi auguro che sia stata la singola bottiglia ma il vino è apparso scomposto e non aderente alle aspettative.

Edizione 5 autoctoni 2003 Cantine Farnese: credo che sia stato il vino più strano ed il più sorprendente della serata. E’ un vino composto da Sangiovese, Montepulciano, Malvasia Nera, Negroamaro Primitivo. Le affermazioni del titolare di voler esprimere tipicità con questo vino lasciano il tempo che trovano o meglio possono esprimere la tipicità di un vino del basso Adriatico in quanto la zona è molto ampia. In effetti il vino che ho avuto modo anche di assaggiare con calma il giorno 4 dicembre è, seppur con impostazione ultra moderna, un vino che effettivamente mi ha lasciato sensazioni di macchia mediterranea, di rosmarino di bacche di ginepro, con un legno ben integrato e un tannino molto levigato. Un vino molto moderno, fatto per il mercato, e la bocca molto dolce ne è la controprova, ma ben riuscito.

Montepulciano d’Abruzzo “Plateo” 2001 Agriverde: è un vino che non mi è mai piaciuto per l’impostazione che si è voluto dare al vino, normalmente è un vino che fa della potenza e della legnosità il suo cavallo di battaglia. Questa volta mi è parso che tutto sia stato un poco ridimensionato quindi rendendo il vino più bevibile, ma comunque è un vino che non è delle mie corde.

Montepulcino d’Abruzzo “Margae”1999 Il Feuduccio: devo dire che il vino l’ho assaggiato allo stand e non con gli altri premiati. Comunuque le impressioni potrebbero essere state diverse in quanto il vino da me assaggiato è stato in decanter per qualche ora, in effetti forse troppe ore in quanto il vino mi ha dato sensazioni di “appassito”, spezie orientali e prugna secca, comunque bella eleganza tannino evidente ed esuberante ma il vino non è stato il mio preferito della cantina.

Moscato del Molise “Apiane” Di Majo Norante: questo vino dolce molisano è per me un gran bel vino, e soprattutto un vino da bere e da far bere. L’aromaticità del vino rispecchia completamente l’uva di provenienza, note di coriandolo per alcuni evidentissime, una dolcezza contenuta e quindi una bella freschezza di beva ne fanno un bel vino da fine pasto, che darà belle sensazioni senza svenarsi.

Fuori dai premiati ho avuto modo di assaggiare il vino forse più equilibrato della serata, il Montepulciano d’Abruzzo “San Clemente” 2003 di Zaccagnini. Vino sicuramente morbido e con gli stessi problemi derivanti dall’uso dei legni piccoli che caratterizzano purtroppo troppi vini della nostra regione e della nostra nazione, ma questo vino per me avrebbe meritato qualcosa in più rispetto ad altri assaggiati che sono stati premiati. Magari le impressioni di una sera, in una sala gremita con confusione e condizioni non ottimali possono dare impressioni differenti da quelle aderenti alla realtà ma tanto è io vi ho raccontato l’accaduto.

Vigna le Coste 2002 Barone Cornacchia. Un po’ sporco, alcool in evidenza, bella struttura, buona lunghezza.

Montepulciano 2003 Chiusa Grande. Corto in bocca.

Montepulciano 2002 Podere Castorini. Alcolico, crudo, senza frutta.

Negus Montepulciano 2000 La Cascina del Colle. Naso sporco, legno, crudo.

Montepulciano 2001 Pepe. Puzza al naso, minestrone di verdure, in bocca tosto, corretto.

Don Bosco Montepulciano 2001 Bosco. Alcool pazzesco al naso, spacca gengive, amaro in bocca.

La Grondaia Montepulciano 2002 Olivastri. Mela fermentativa, in bocca c’e’ frutta cotta.

Montepulciano 2003 Strappelli. Caramellato, fruttino crudo.

Adrano Montepulciano Colline Teramane 2003 Villa Medoro. Naso corretto barricadiero però, in bocca grande concentrazione, lunghezza.

Yume Montepulciano 2002 Caldora. Naso lineare, in bocca crudo.

Gironia Biferno Rosato 2004 Borgo di Colloredo. Gradevole, piacevole da bere, fruttato.

Macchiarossa Molise Tintilia 2003 Cipressi. Trascurabile.

Il giorno precedente (giorno 4) sono stato nella stessa sede per assaggiare qualche produttore partecipante con proprio stand alla manifestazione:

Azienda Agricola Stefania Pepe:
• Trebbiano d’Abruzzo 2003 il vigneto è dichiarato dalla produttrice lavorato in biodinamica ed è riconosciuto biologico, al naso è evidente la nota di mela cotogna che caratterizza molti vini biodinamici che fanno un uso di solforosa ridotto ai minimi termini, il vino in bocca è buono ed ha una bella acidità anche se la garanzia di durata della produttrice (10 anni) è da controllare in futuro. Sicuramente un Trebbiano d’Abruzzo sui generis e per palati smaliziati.
• Montepulciano DOCG “Colline Teramane”: il vino in questione seppur buono non ha quelle caratteristiche di tipicità o di particolarità che mi sarei aspettato. Mi ha dato l’idea del classico vino moderno con colore, naso e bocca che rispecchia un cliché già visto in altre aziende.

Cantine Centorame:
• “Castellum Vetus” 2003 DOCG “Colline Teramane” questo vino è stato assaggiato più volte in quanto è una azienda emergente in Abruzzo è nata da pochi anni ma già sta sfornando dei vini di tutto rispetto con dei vini “base” veramente interessanti. In questa occasione il vino è stato posto nel decanter diverse ore prima e quindi ha avuto modo di arrotondarsi e farsi apprezzare maggiormente. In altre occasioni il vino è stato definito troppo irruento o se vogliamo estremo oltre 15 gradi alcolici una concentrazione mostruosa anche se figlia unicamente dell’annata. Forse fra diversi anni il vino gioverà della permanenza in bottiglia e si concederà con maggiore grazia, sempre contando che un vino elegante non lo sarà mai.
• “Castellum Vetus” Trebbiano d’Abruzzo 2003 È quello che molti definirebbero un vino strano, a me forse piace proprio per questo, in effetti si discosta dai classici Trebbiani magari da bere gelati e dalle tinte tenui. E’ un vino che segue lo stile della casa sopra descritto. In una parola lo definirei “diverso”.

Filomusi Guelfi:
• Montepulciano d’Abruzzo “Fonte dei” 2000 è una bomba, forse qualche incertezza al naso ma a me questo vino è piaciuto veramente tanto, botte grande e una annata ottima oltre al manico fanno un grande vino, ricco e potente ma al tempo stesso piacevole da bere ed una bella acidità aiuta a sostenere la potenza.
• Montepulciano d’Abruzzo “Fonte dei” 2001 ottimo vino anche se rispetto al precedente pare più dolce e morbido anche se meno ricco. Figlio di una annata molto buona anche se non come la annata 2000, la 2001 ci regala un vino realmente interessante.

Il Feuduccio:
• Oculare 2004 è l’unico vino bianco dell’azienda, forse è un esperimento, ma sinceramente è un vino dolciastro che ha dei sentori di gomma da masticare alla frutta, quindi i profumi sembrano sintetici.
• Montepulciano d’Abruzzo “Fonte Venna” 2002 figlio di una annata ingrata abbiamo un vino fatto apposta per l’occasione, le uve non erano in grado di fare riserve e quindi si è creato un vino nuovo dalle caratteristiche primarie con buon frutto e visciole in primo piano, buona bocca rispondente al naso. Ovviamente da interpretare in base a quello che ho prima esposto.
• Montepulciano d’Abruzzo “Feuduccio” 2001 per me il migliore, equilibrato è in piccolo ciò che vi sarà poi nelle riserve ma proprio per questo motivo risulta oggi il più godibile anche se non banale. Il legno viene utilizzato in maniera mista con botte grande e qualche barrique che poi va ad essere miscelato.
• Montepulciano d’Abruzzo “Ursonia” 1999 il vino inizia a non piacermi per l’invadenza del legno e la concentrazione che non rendono la beva suadente ma un atto forzato, magari il decanter o il tempo smusseranno questa irruenza ma oggi il vino ha questa caratteristica
peculiare che lo limita molto.
• Montepulciano d’Abruzzo “Margae” 1999 per la valutazione di questo vino leggasi sopra.

Azienda Agricola Nicola Santoleri:
• Trebbiano d’Abruzzo 2004 mi sbilancio, è il miglior Trebbiano d’Abruzzo non passato nel legno dell’intera regione, già negli anni passati era così e questo ha confermato ciò che era.
E’ un vino ricco, ma non grottesco ed ha capacità di evoluzione (ovviamente relative) che consentono di assaggiarlo dopo qualche tempo e trovare dei positivi cambiamenti.
• Trebbiano d’Abruzzo Barrique 2003? La versione 2001 per un certo periodo della sua vita aveva fatto gridare al fenomeno, questo è in tono minore. Sicuramente, come sempre la botte piccola è ben dosata ma della note ossidative non danno merito al vino come lo ricordavo dalla precedente annata.
• Crognaleto riserva 1998 il vino è apparso un poco stanco, comunque piacevole sicuramente, un buon vino, come piace a me senza le esasperazioni di molti produttori, in bocca è abbastanza lungo. Figlio di una annata non eccezionale si difende con grande onore.

Azienda Vitivinicola Lepore:
Diversamente alle altre cantine vi farò di questa una descrizione diversa in quanto una nota terrosa caratterizza tutti i vini rossi e nel “RE” DOCG 2003 si intreccia a note di uve non autoctone, segue un tannino difficile e ruvido anche se ha una bocca dolce di residuo zuccherino. Il Montepulciano d’Abruzzo ris. 2000 pare un vino fatto per forza ed è leggermente amarognolo e tannico, tutto sommato è un vino che non mi è piaciuto. E’ stato invece interessante il “SOL” 1999 vino bianco da uve Passerina, un bel colore derivante anche dalla lunga permanenza in bottiglia, colore dorato carico, naso di zafferano che si unisce ad una dolcezza generale. Lo abbiamo degustato caldo ma si è fatto bere bene. Ovvio che vada inteso come un vino ricco e quindi non dalla beva facile come potrebbe lasciar immaginare la Passerina. Mi è piaciuto anche per l’originalità. Il “DO” 2003 sempre da uve passerina ma passate in botti di acacia mi è piaciuto invece meno, ho trovato un vino spento.

Cantina Frentana:
Frentano Montepulciano 2004. A 1,50 euro, e’ stato il miglior rapporto qualità / prezzo della serata. Vino di per sé ben fatto. E’ il vino base che mi comprerei.
Il rubesto Montepulciano 02 (ruvido) e la Panarda Montepulciano 01 (legno che rimane sui denti) solo discreti, e non rispecchiano la qualità del loro fratello minore (ma solo di prezzo).

Citra Vini:
Molto corretta tutta la linea Palio, studiata per la ristorazione.
Pecorino 2004 (davvero buono, confermando l’ottima impressione avuta, risulto’ il preferito, ad una degustazione coperta con altri 16 Pecorini abruzzesi), Trebbiano 2004, Cerasuolo 2004, e Montepulciano 2003, preferibile rispetto al Caroso 2002.

Colle Moro:
Performance negativa per questa azienda.
Alianto Pecorino 05. Molto maturo al naso e crudo in bocca.
Mila trebbiano 04. Maturo al naso, corto, nullo.
Cerasuolo 04. Ciliegia e brett.
Mila Montepulciano 02. Zolfo al naso, sporchetto, ingresso diluito, amaro, corto, frutto inesistente.

Farnese:
Pecorino 2003. Abbastanza equilibrato.
Casale Vecchio Montepulciano 2004. Prodotto normale, poco lungo. 5,30 euro.
Opis Montepulciano 01. Ricco di colore. Contratto in bocca. Molto ruvido.

Azienda Vinicola Gentile:
Azienda nuova, ahimè non ben impostata nei vini, anche se con degli ottimi terreni a disposizione a Ofena, vicino all’azienda Cataldi Madonna. Terroir che gode di ottimo clima e terreni ciottolosi.
Adrone Trebbiano 04. Resinoso, corto, semplice.
Iride Cerasuolo 04. Molto ricco, alcolico.
Orfeo Montepulciano 04. Riso soffiato, muto al naso, diluito e semplice in bocca. 3,60 euro.
Zefiro Montepulciano 01. Spezia e vaniglia al naso. Maturo, dolce in bocca, buona persistenza. 6,90 euro.

Peperoncino:
Una azienda creata, come spin-off di Cataldi Madonna, con l’idea di offrire un prodotto valido a buon prezzo. Personalmente penso che l’obbiettivo sia stato raggiunto. Vini corretti a buon prezzo, fino ieri solo disponibili sul mercato internazionale. Interessante anche il tipo di marketing dell’azienda.
Capestrano Trebbiano 04. Aromatico, bella balsamicita’, piacevole.
Capestrano Montepulciano 03. Vino rugginoso, un po’ verde, piacevole. Un buon vino da tutti i giorni.

Pasetti:
Harimann Montepulciano 2000. Devastante: alcolico, iperconcentrato, iperlegnoso. C’e’ voluto assai prima di riprenderci. Chissà perché mi e’ ritornato in mente la parola che dicevamo da bambini per bloccare un gioco: “arimo!”, perche’ dopo un assaggio bisogna davvero fermarsi e riprendere fiato.

Tenuta I Fauri Di Camillo:
Baldovino Trebbiano 04. Mela fermentativa, resinoso, vuoto, poco frutto.
Santa Cecilia Montepulciano 01. Uvaggio Montepulciano / Cabernet , barrique invadente , aromi del Montepulciano coperti anche dal Cabernet.

L’introduzione e’ stata scritta a 4 mani assieme a Francesco Agostini, al quale si devono le note di degustazione in corsivo (ad integrazione dei miei assaggi).



Massimo Caluori
 
 Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Fare click sull'immagine per ingrandire



 
 

immagine2
Editoriale
Innanzi tutto porgo un saluto a tutti coloro che sono venuti sul nostro sito ed in particolare a visitare le regioni Abruzzo/Molise e le Marche e ringrazio gli amici di enodelirio.it per avermi dato la possibilità di esprimere in maniera libera ed indipendente, cosa ormai molto difficile su qualsiasi argomento, le mie idee. Considero questo un articolo didascalico per il lettore per capire come intendo il vino e quali sono i valori che per me devono essere insiti in un vino e quindi intendere le future letture circa le mie “bevute”. Il mio approccio al vino tende e tenderà a non essere eccessivo in quanto a ricordi di frutto, fiori vari ecc. non inventerò colori per definire quello del vino che ho degustato e vi dico quindi che per me il parametro più importante nel testare di un vino è se mi è piaciuto o non mi è piaciuto. Vi sono delle caratteristiche che sono sicuramente importanti nel giudizio quali intensità, persistenza, capacità evolutiva, ecc. ma se poi il vino non mi è piaciuto per me è stata comunque una forzatura ed il valore tecnico della valutazione ne rimane comunque castrato in quanto alla fine inevitabilmente rimane influenzato dal gusto personale. Un altro parametro molto importante per me è la bevibilità, il piacere di bere non si può fermare al primo sorso a causa di un vino che non mi invita al riassaggio. Per voi, inoltre, è importante sapere che per quanto mi sarà possibile le degustazioni saranno effettuate alla cieca. Vi rimando alle prossime degustazioni per meglio capire come mi piace degustare e come intendo relazionarne. Vorrei ora iniziarvi su quelle che sono le zone di mia competenza. Generalizzando, ed in questo caso sono obbligato a farlo, dico che la maggior parte dei vini sono purtroppo di impostazione internazionale. Eccessivamente caratterizzati dal legno nel quale sono stati “educati” e dalla mano del wine-maker che li ha preparati, hanno perso le caratteristiche principali del territorio da cui provengono somigliando quindi tra loro e sono molto spesso eccessivamente concentrati, alcolici e ricchi e tutto questo è ottenuto in maniera più o meno naturale. Ovviamente dico che vi sono delle eccezioni a questa “regola” e lo scopriremo nel tempo assieme. Discorso a parte è da fare per i vini bianchi, in questo caso infatti devo purtroppo dichiarare che le stesse problematiche riguardano non solo le regioni di cui io tratto ma l’Italia intera, che infatti non riesce a dare più di una decina di vini bianchi che siano a livello dei migliori bianchi francesi o tedeschi. Non mancherò per questo di assaggiare vini bianchi italiani e delle mie regioni in particolar modo, ma per chiarezza è bene che il lettore sappia come la penso. Il mio augurio è che nel corso del tempo i produttori italiani smettano di copiare ad altri paesi (visto che poi le cose ci escono male) e assecondare le mode internazionali e comincino a far vedere in modo tutto personale quello che il nostro Paese può dare in campo enologico. Massimo Caluori


Home Abruzzo/Molise
Scrivi una email a
Massimo Caluori