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 Topic's date 27/10/08 15:33

  fra
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Data registrazione: 27/10/08 15:09
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serata CASTELLO di MONSANTO

La serata del 13 ottobre si è tenuta presso il circolo TDC di via Lami a Roma il primo degli incontri dedicati ad un singolo produttore.
Per l'occasione era presente la stessa Laura Bianchi propietaria dell'azienda Castello Di Monsanto.
A fare gli onori di casa l'amico Bruno.

Questo il resoconto della degustazione con voti personali (tra parentesi i voti risultato della media dei voti dei partecipanti):

Sangioveto Grosso 1975 – Fabrizio Bianchi : rosso rubino carico con unghia aranciata molto luminoso. Al naso i sentori più classici del sangiovese toscano, ancora impostato sulla frutta rossa,il melograno e la ciliegia, e le spezie. E’ sorprendente la schiettezza con la quale si concede al palato, quasi fosse vent’anni più giovane. Sostenuto da una viva acidità integrata in un perfetto equilibrio è un vino che si lascia bere con grande facilità. Nessun cedimento nel bicchiere dopo un’ora dall’apertura. Antesignano dei Supertuscan, proviene da una vigna piantata a solo Sangiovese che è tuttora in produzione. E’ un vino molto caro a Laura Bianchi che gentilmente ce lo ha offerto. Ne restano circa 1000 bottiglie in cantina….voto 92 punti (90,8)



Il Poggio 1972 : Negli anni 70 le uve del Castello di Monsanto locate oltre i 400 mt di altitudine nelle annate più fredde e tardive venivano attaccate dalla botritys. Nascono così vini straordinari e originali come questo 72: colore aranciato-ambrato che presagirebbe un’evoluzione eccessiva. Il naso svela note foxy tipiche del sangiovese intrecciate con i sentori tipici della botritys che siamo abituati a sentire nei vecchi TBA tedeschi. Ne scaturiscono profumi seducenti e originali. In perfetta corrispondenza con la bocca ritornano le note botrizzate e animali ; il finale chiude piuttosto lungo su note di scorza d’agrumi pervaso da una sensazione di dolcezza data dalla glicerina. Sorprendente. Voto 92 punti (90,8)



Il Poggio 74 : la bottiglia meno a posto della serata. NG (86,4)



Il Poggio 77 : rosso rubino carico con unghia aranciata. Il naso è dominato da sentori fiori e spezie, grafite e incenso. La bocca è verticale, lunghissima, sostenuta da una squisita sapidità. Per molti è il fuoriclasse della serata. Minerale. Voto 91 punti (91,4)



Il Poggio 78 : schiacciato tra la classe del 77 e la potenza dell’82 è il vino di cui si parla di meno. E’ un vino di buon equilibrio che non ha difetti. Voto 88 punti (86,7)



Il Poggio 82 : Rosso impenetrabile. Stenta ad aprirsi nei profumi. In bocca si avverte una materia ricca e una grande progressione. Ha ancora margini di miglioramento e sarebbe il vino migliore della serata se non fosse per il finale poco pulito, colpevoli i tannini asciuganti. Potente. Voto 88 (89,8)



Il Poggio 95 : Colore rubino con riflessi violacei e unghia aranciata. I profumi si levano poco a poco in ordinata successione : fiori, confetture, spezie dolci. In bocca è morbido, la trama tannica vellutata, il finale di grande eleganza. Vino di estrema piacevolezza, senza nessuna asperità ne cedimenti. Probabilmente all’apice della sua curva evolutiva. Rivelazione. Voto 91 punti (88,8)

Il Poggio 99 : rosso scuro, impenetrabile. Naso di confettura di mora e prugne. La bocca è serrata e si percepisce l’alcool; il finale è caratterizzato da tannini polverosi e non lunghissimo. Laura Bianchi lo definisce “Incompreso “ (?) vot0 86 (87,7)



Il Poggio 01 : E’ il vino più discusso della serata ma nel bicchiere mette tutti d’accordo. Affinamento 100% in barriques di rovere francese. Grande annata, grande materia. Nel bicchiere è rosso cupo. Il legno è oggi completamente “digerito”; sentori di spezie si alternano con la frutta rossa matura, la confettura di prugne. Sullo sfondo note di sottobosco e sentori balsamici. L’impalcatura è monumentale ed è’ prevedibile una evoluzione verso una armonia assoluta. Attendere. Voto 92 punti (90,5)



Il Poggio 04 : Rosso rubino carico con riflessi violacei. Gia’ dall’aspetto si intuisce un cambiamento nello stile. Il vino appare fitto, si riconoscono sentori di frutta macerata . La materia è molto ricca ed il vino, giovanissimo, appare meno impostato e raffinato rispetto alle due precedenti annate, più rustico e spontaneo. E’ affinato in tonneaux di secondo passaggio ma a qualcuno sorge il dubbio che anche le pratiche di cantina si siano evolute (filtrazioni meno spinte?) nella ricerca di una maggiore aderenza al terroir e alla tradizione chiantigiana. Da seguire. Voto 89. (88,7)


Vin Santo La chimera 93 : non ancora in commercio, anche questo vino è stato offerto dal Produttore. Giallo oro carico, limpido e luminoso. Sentori di smalto ed idrocarburi, note tostate, liquirizia dolce. In bocca è teso, verticale, senza nessuna concessione, molto lungo. La dolcezza modera appena la sapidità e la freschezza ed invita a berne ancora. Simile ad un buon Madeira è un vino per intenditori, destinato ad invecchiare con disinvoltura. Raro nel panomara italiano di questa tipologia trovare un vino così. Voto 90 punti (88,8).


saluti
fra



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